Senza senso di responsabilità non si va da nessuna parte

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Commentando… (del vescovo Adriano)

Senza senso di responsabilità non si va da nessuna parte

Responsabilità vuol dire “rispondere delle proprie azioni a chi ci ha affidato un compito, una missione, i suoi beni, i suoi figli”. Ora, senza voler essere catastrofisti, veniamo da un lungo periodo nel quale nell’amministrazione pubblica si è sempre tentato di evitare questo esercizio di responsabilità davanti al popolo. Tutti devono sempre dire che hanno fatto bene, ma intanto il debito pubblico continua a crescere. Gli amministratori e grandi manager hanno sempre detto di fare bene e di essere competenti, ma intanto i grandi enti nazionali che gestiscono il denaro e i servizi pubblici sono sempre più in difficoltà, aumentano le spese, rischiano il fallimento. E nessuno lo dice, rendicontando il suo operato, a meno che non venga ‘pescato’ prima di fuggire all’estero o esportare i suoi capitali.

Quando un’amministrazione o un governo succede ad un altro, si trova spesso una situazione di indebitamento o di azzeramento di cassa non dichiarato dall’amministrazione o governo che lascia. Sto pensando all’Alitalia, alla Rai (per dirne alcune), ecc…. È sempre andato tutto bene, secondo gli amministratori, secondo i lavoratori, secondo i sindacati, ma intanto il bilancio si chiude sempre in passivo. Ma come si può pensare di uscire dalla crisi in questo modo, se il lavoro non diventa ‘produttivo’, se bisogna sempre ricorre ad aumenti di tasse, se bisogna sempre difendere non la redditività del lavoro ma il posto del lavoro! Quando i grandi amministratori gestiscono in perdita il denaro pubblico (vedi i servizi della Gabanelli), a chi rendono conto? Anche in situazione di gestione in perdita il loro reddito personale è sempre e comunque garantito, e ben profumato. I conti poi si devono pareggiare attingendo sempre alla solita fonte: tasse o risparmi dei contribuenti! C’è un gran lavoro a nascondere il proprio operato agli occhi del pubblico o di chi potrebbe eventualmente intervenire. Chissà se qualcuno pensa che il suo operato è anche sotto gli occhi di Dio, che un giorno certo chiederà conto di quell’operato! Ma è sempre tanto attuale la parola del Salmo 94,7: “Molti dicono: Dio non vede”. Quindi, una volta nascosto agli uomini il nostro operato, non abbiamo più alcuno cui rendere conto. (+ Adriano Tessarollo)

 

Guardando a “casa nostra”?

Mentre scrivo, sono tornato da poco dal Palazzetto dello sport di Porto Viro, dove i cresimati e cresimandi di quest’anno erano invitati all’iniziativa proposta da qualche anno nella giornata del 2 giugno. Sono arrivato alle ore 14, accompagnato dal vicario generale e dal direttore dell’ufficio catechistico. Al Palazzetto ho travato ad aspettarmi il nuovo sindaco di Porto Viro, sig. Giacon, il vicario don Agostino Pieretti, don Yacopo Tugnolo e naturalmente don Damiano Vianello che aveva organizzato l’incontro dei ragazzi dalle ore 10 alle ore 16. Dopo i saluti di circostanza, dalle 14.15 alle 15 momento di riflessione e preghiera. Poi sono ripresi i giochi, un gelato a tutti e poi partenza. E chi e quanti erano i ragazzi presenti? Circa una settantina, più alcuni catechisti e animatori. Di quali parrocchie? Dell’Unità pastorale di Pellestrina con l’amministratore parrocchiale don Damiano e dell’Unità Pastorale di S. Martino e Madonna di Lourdes col loro parroco don Pierangelo Laurenti. La rappresentanza diocesana era tutta qua! Delle altre parrocchie non v’era traccia, né di cresimati/cresimandi né di sacerdoti accompagnatori. Non potrebbe questo incontro essere un bel momento per far loro sperimentare che sono parte di una chiesa diocesana, fatta di tanti altri ragazzi che come loro hanno celebrato questo sacramento, di catechisti e animatori, di tanti sacerdoti come i loro e di un vescovo? Subito il mio pensiero è andato alle parole di Gesù riferite nel vangelo di Matteo 11,16-24, di cui cito solo il versetto 17: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto…”; come pure a Lc 14,16-20: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo… Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli… Ho preso moglie e perciò non posso venire…”, ognuno ha detto “considerami giustificato”. Giusto: credo che giustificazioni si trovano sempre. Comunque sarebbe bene che se la gran parte delle parrocchie pensa che queste iniziative non s’abbiano da fare, o che non siano importanti e manco utili, o se il giorno sia sbagliato, lo si dicesse apertamente. Io quando ho visto il calendario diocesano mi sono segnato mesi fa sull’agenda l’appuntamento e mi sono interessato di sapere come e quando. Naturalmente, come sempre, gli appuntamenti che ci interessano li teniamo bene sott’occhio! Comunque, ringrazio gli organizzatori, i preti e gli animatori e catechisti delle due Unità pastorali che hanno partecipato e l’Amministrazione comunale (vecchia e nuova) di Porto Viro che ci ha messo a disposizione il bel Palazzetto dello sport. (+ Adriano Tessarollo)

 

da NUOVA SCINTILLA 23 dell’8 giugno 2014